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Spunti di riflessione sulle aggressioni sessiste

cup-drawing-surreal-1All’interno dello spazio brigata36 ci siamo trovatx a confrontarci su come reagire insieme alle violenze di genere nell’ottica di creare “spazi sicuri” intesi come presa di coscienza collettiva piuttosto che di regole imposte e codici di comportamento. Non crediamo ci si debba dare delle regole dal tono moralista perché il sessismo è intrinseco a questa società e uno spazio sociale autogestito non ne è sicuramente immune. L’unica prevenzione possibile è non lasciar correre ma riflettere insieme senza paura e senza sentirsi “arrivatx”. Il primo nodo venuto al pettine è la necessità di farlo non in quanto ”spazio politico” ma in quanto gruppo di persone amiche, che ripongono fiducia l’una nell’altra e che mirano a potersi vivere liberamente e in maniera sicura delle situazioni che le coinvolgono. Partendo da una base condivisa di riflessioni sull’antisessismo e il consenso, senza stare a pararsi dietro ideologie o bandierine, ci siamo chiestx come agire nel caso in cui una persona del gruppo dovesse subire molestie o anche peggio. Abbiamo chiaro che ci sono dei punti che non possono essere messi in discussione e che solo assumendoli si può arrivare a un’azione efficace al di fuori delle vie giuridiche garantite dallo stato e senza cadere in un’emulazione dei suoi meccanismi. Innanzitutto l’ascolto della persona che ha subito un qualsiasi tipo di molestia, senza mettere in discussione ciò che sta provando e senza provare ad interpretare il peso di un disagio che solo quella persona si sente addosso. Dall’ascolto ne consegue che in qualche modo si deve agire. Ricreare una situazione di sicurezza per la persona che si è vissuta la merda è la priorità, quindi starle vicino e se richiesto tenere lontano la fonte del disagio. Ci teniamo a specificare che l’allontanamento, in questa fase, non è punitivo ma in maniera così limpida che è difficile da equivocare, è fatto per far sentire a proprio agio una persona che ha subito qualcosa che le ha generato sofferenza, e non un gesto di squadrismo sorto dopo un processo sommario. Dopo essersi assicuratx che la persona sopravvissuta si senta di nuovo al sicuro ci siamo anche postx la questione di come interagire con l’aggressore. Sempre partendo dal presupposto che non ci piace agire come un branco né usare atteggiamenti macisti andandolo direttamente a pestare, in questa fase ci è parso necessario cercare un dialogo anche con lui. Il confronto è necessario perché è importante che comprenda le conseguenze dell’azione e perché possa mettere in discussione i suoi approcci intimi con le altre persone. Non è un approccio volto a indagare i fatti o i dettagli come fossimo giudici, avvocati o giornalisti di gossip, ma piuttosto volto a ragionare sul consenso e su quando è mancato. In questa fase si aprono, per semplificare, due scenari: A) apertura al dialogo da parte sua e messa in discussione; B) la persona si rivendica l’azione come legittima senza mettere in dubbio che possa aver provocato disagio o dolore o addirittura additando come colpevole la persona aggredita (perché era sbronza, perché se l’è cercata, perché gli ha sorriso, perché ci stava, perché si trovava in uno spazio libertino e quindi tutte le donne sono troie). Nello scenario A probabilmente col tempo e continuando a mettersi in discussione, la persona che aveva agito violenza comprenderà il peso delle proprie azioni sviluppando maggiore attenzione su ciò che provano/desiderano/accettano gli altri individui che incrocia nell’intimità e gli verrà naturale tenere le distanze fintanto che la persona che ha fatto soffrire non sarà dell’idea che si sente a suo agio nuovamente. Nello scenario B è chiaro che non c’è voglia di mettersi in discussione e anzi il modo d’agire violento e prevaricatore è uno stile di vita rivendicato, per cui da parte nostra non c’è alcuna voglia di avere tra i piedi una persona del genere e ci si vede costretti ad allontanarla definitivamente con i metodi più appropriati a seconda della situazione.

Queste pratiche elencate sono molto basilari e sicuramente non esaustive e ci siamo per ora confrontatx soprattutto su situazioni che potrebbero coinvolgere direttamente qualcuna di noi. Sicuramente l’approccio può essere simile, almeno in partenza, con persone che non conosciamo ma che attraversano sporadicamente lo spazio, ma era già complesso partire da situazioni che riguardassero solo noi, che abbiamo rimandato la riflessione per non aggiungere ciboascelta al fuoco. Ogni situazione si porta dietro sentimenti, legami, circostanze particolari e soggettive che sarebbe difficile applicare schematicamente ad ogni caso. Ciò che stiamo tentando di trasmettere è che queste “linee guida” ci aiutano a capire come confrontarci con sessismo, violenza di genere, abusi e prevaricazioni senza aprire processi nei confronti di nessuno. Crediamo che per evitare uno scenario del genere sia altresì essenziale non impantanarsi nel ricercare colpevoli, testimoni, prove, ricostruzioni di scene del crimine, tasso alcoolico nel sangue per arrivare ad un verdetto.

Abbiamo chiaro cosa significa consenso e siamo convintx che si parta da lì per comprendere che se questo viene a mancare qualcunx ci rimette.

Le riflessioni non si fermano con questo scritto e se qualcunx avesse voglia di offrire ulteriori spunti di discussione può passare al brigata!

abitanti della piccionaia delle feste primavera

Contro il ddl Pillon – 10 novembre in piazza anche a Imola

Anche noi zecche del Brigata 36 parteciperemo alla mobilitazione organizzata da Trama di Terre:

      SABATO 10 NOVEMBRE alle 10 davanti al                       CONSULTORIO FAMILIARE, in Via Amendola 8

Qui di seguito il volantino che distribuiremo:

        SPAZZIAMO VIA IL VECCHIO       CHE AVANZA

La Sacra Famiglia Unita: padre, madre e figli, un’Istituzione a tutti gli effetti, disciplinata fino alla nausea dalla Legge, sembra quasi una divinità da venerare. Se la intendiamo come il Dio dei Valori del Patriarcato allora sì, è una divinità alquanto potente, ma come qualsiasi potere, con un po’ di impegno e lotte, rimettendo in discussione le pratiche e gli stereotipi sull’affettività, lo si può tirar giù dal trono.

Perché dovrebbe essere inteso come Famiglia solo un modello scelto e voluto per rendere serve le donne, etichettare come malate le persone omosessuali, pazze coloro che scelgono di non sposarsi, e blasfeme coloro che avevano una famiglia e hanno osato scegliere di scioglierla? La Famiglia non potrebbe essere qualsiasi coppia, anche di amici, qualsiasi s-coppia, più persone che si sentono legate da un legame affettivo fortissimo, una crew di ragazzinx, ecc..? Se non ci si lascia ingabbiare da schemi mentali imposti, o con un po’ di immaginazione, ci si rende conto che non serve un modello per regolare l’affetto, è una cosa individuale e multiforme. Ogni tentativo di normalizzarlo, è fatto nell’ottica di rendere anormale tutto ciò che esce dal modello prestampato, dalla “ripresa valoriale” che auspica quel bigotto di Pillon, padre-padrone creatore di una legge paternalistica che punta a colpevolizzare chi (uomo e donna, altre forme di famiglia non vengono prese in considerazione) sceglie di separarsi.

Sono tutte chiacchiere quelle che spendono i Patriarchi al governo sull’importanza dell’unità familiare per il bene dei figli. Obbligare a fare del contorsionismo due persone che non hanno più voglia di condividere ogni giorno della loro esistenza, né di vivere dentro un contratto, significa puntare loro il dito contro. L’obbligo a fare una mediazione quando si è scelto di chiudere una relazione è un po’ come se hai fame, vorresti ovviamente mangiare, ma ti obbligano a parlarne con qualcuno che pretende di saperti spiegare se hai davvero fame.

Vogliamo parlare del Bene dei Figli? “Prima i Bambini!” Tuonano i retrogradi dei vari movimenti pro-vita e dei family-day. Ma dove si nasconde il “bene” nell’essere trattati come oggetti, costretti a vivere, non per scelta ma per obbligo di sconosciuti, in due case? Essere costrettx a frequentare un genitore anche quando non lo si vuole più vedere! Sindrome da alienazione parentale?

Ma che sindrome! Qua siamo tuttx alienatx in questa democrazia medievale che ci vuol far ingoiare le sue regole sulla famiglia come olio di ricino.

Il problema chiaramente non è solo il DDL Pillon, quello è il naturale corso degli eventi quando si lascia spazio ai benpensanti razzisti e omofobi. Il problema è che non basta opporsi alle leggi, dovremmo anche rimettere in discussione l’amore, la famiglia, l’affetto e slegare questi concetti da quelli di Doveri e Bisogni, riempiendoli solo di puro e sincero Piacere.

Il nemico sembra super potente ma non lo è. In fondo, hanno ancora paura della stregoneria…. abbiamo la scopa dalla parte del manico! Usiamola!

Le figlie e i figli delle streghe che non avete bruciato.

spazziamo via il vecchio che avanza

Prossimi eventi consigliati! (Bologna loves XM24, Rotten River Camp, Bologna Pride)

Non ci saranno eventi questa settimana al Brigata 36, ma ne abbiamo parecchi da consigliarvi dove saremo presenti con buon cibo, banchetti libri e magliette e tanta altra bella gente!

Bologna LOVES Xm24
Venerdì 30/6 e sabato 1/7 al centro sociale XM24 a Bologna in difesa degli spazi autogestiti!
https://www.facebook.com/events/1695914037371772/

Rotten River Camp 2017
Venerdì 30/6 e sabato 1/7 a La Buca a Castel del Rio
https://www.facebook.com/events/1680724862229564/

Bologna Pride
Sabato 1/7 corteo alle 14 dai Giardini del Cavaticcio a Bologna contro omofobia e sessismo
https://www.facebook.com/events/1837780859874656/

Riot Grrrl Fest 3.0 (sabato 8/4/2017)

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Eccoci alla 3° edizione del Riot Grrrl Fest, se è vero che formula vincente non si cambia noi continuiamo ad unire le forze, Cannibal Collective e Brigata 36 a ribadire il nostro impegno contro ogni violenza di genere, contro ogni discriminazione sessuale, per gridare BASTA!
Il tutto dandovi il meglio del panorama undergroud punk emiliano romagnolo al femminile e non solo! La serata sara piena di iniziative e squarci di riflessioni, ad aspettarvi banchetti vegan e vegetariani per stuzzicare le vostre papille, banchetti di stampe e arte serigrafica con Istinto Screenprinting, di artigianato e manufatti il tutto totalmente DIY, una shopper realizzata per l’occasione in appena 50 pezzi serigrafata a mano, birrini e loveria a prezzi pop, convivialità e allegria in dosi massicce! Ce ne sarà per ogni gusto!

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Si comincia alle 20 puntuali con un incontro su:

Sessismo e violenza negli spazi e nelle relazioni tra persone che si considerano liberate e antiautoritarie.

Perchè l’anitisessismo non sia solo una bella carta da parati per i nostri spazi politici, ma che ne costituisca le fondamenta.
Prima di cambiare il mondo cambiamo noi stessx e le nostre relazioni.
Mettiamoci in discussione e diamoci degli strumenti per prevenire, superare e combattere il patriarcato e l’oppressione in ogni sua forma.
Ne parliamo con alcunx compagnx della Consultoria TFQ che nella lotta al patriarcato ci mettono corpi e pratiche.
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Sul palco del Brigata a partire dalle 21 a dare anima, passione ed idee:

Hyle : sludgy powerviolence (Bologna)
https://hylewitchcore.bandcamp.com/album/powersludge-witchcore-demo

The Winonas : acuostic punk (Ravenna)
https://thewinonas.bandcamp.com/releases

ALGA KOMBU : riot grrrl punk (Bologna)
https://algakombu.bandcamp.com/

Doxie : punk rock (Bologna)
https://doxie.bandcamp.com/

Ganzae : guerrilla punk

Sotto al palco mille cose da vedere : serigrafia con Istinto Screenprinting
mostra fotografica di Closer ( http://closerzine.tumblr.com/) con Margherita Mercatali e Matteo Vandelli
artigianato artistico con : @Silvierini (http://girlinamber.tictail.com/) illustrazione, cucito e black metal imperdibile !

Lotto Marzo: sciopero globale delle donne!

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L’8 marzo le donne sciopereranno in 42 paesi del mondo contro la violenza maschile. Anche in Italia incroceremo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva.
https://nonunadimeno.wordpress.com/…/chiamata-allo-scioper…/

Mercoledì 8 marzo sciopera anche tu!
Alcuni sindacati di base (Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Cobas, Sgb, Cgil Scuola – 8 ore) hanno proclamato per l’8 marzo lo sciopero generale di 24 ore.
Questo garantisce la copertura sindacale, indipendentemente dal fatto che si sia iscritte o meno a qualunque sindacato.
Per informazioni https://nonunadimeno.wordpress.com/

ATTENZIONE: LE LAVORATRICI DI TUTTE LE CATEGORIE L’8 MARZO POSSONO SCIOPERARE

Oltre a scioperare nei luoghi di lavoro, rendete visbile lo sciopero riproduttivo e, se non potete scioperare, mostrate comunque la vostra adesione alla giornata globale di protesta:
– vestitevi di nero e fucsia;
– calate un lenzuolo annodato dalle vostre finestre di casa con un cartello: “in questa casa c’è una donna che sciopera” o “in questa casa c’è una donna che non può scioperare”

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.
#LottoMarzo #NonUnaDiMeno

Presentazione del libro “DONNE CONTRO” (venerdì 3/2/2017)

2017-02-03 donne contro

Venerdì 3 febbraio 2017, ore 20.30
CSA BRIGATA 36 – via Riccione 4 (Imola)

Presentazione del libro
“DONNE CONTRO”
insieme all’autrice Isabella Lorusso

Interviste a dieci donne anarchiche, marxiste e femministe incontrate tra la Catalogna, la Francia e l’Italia dal marzo 1997 al febbraio 2013.

IL LIBRO
Questo libro è un viaggio che dura diciassette anni; inizia a Barcellona nel 1997 e finisce a Mosca nel 2013.
Si tratta di una raccolta di interviste realizzate a donne anarchiche, comuniste e repubblicane che hanno vissuto la guerra civile spagnola (1936/1939). L’autrice le ha cercate e intervistate a Barcellona, Madrid, Tolosa, Marseglia, Bezier e nei piccoli paesini dei Pirenei spagnoli e francesi ove si erano rifugiate, profughe, dopo la vittoria del Generale Francisco Franco. Sono giornaliste, operaie, miliziane, infermiere, fondatrici di gruppi politici di sole donne che hanno rischiato la loro vita per il loro sogno di libertà e per lasciare un mondo migliore di come l’avevano trovato.

“È un libro pensato, realizzato e scritto da donne; donne che mi hanno accompagnata durante le interviste, suggerito percorsi di ricerca e ospitato nelle loro case.
Donne con un fucile in spalla, un megafono in mano e un bisturi tra le dita. Donne in trincea e donne rinchiuse in casa; donne infermiere, scrittrici, donne miliziane e donne operaie. Donne appostate a ogni angolo di casa, a ogni palpito di lotta, a ogni trincea di vita.”

L’AUTRICE
Isabella Lorusso nasce ad Ostuni e, dopo il liceo, si trasferisce a Bologna per studiare Scienze Politiche; con una borsa di studio Erasmus vive, nel 1995, a Barcellona dove incontra e intervista gli ultimi militanti del POUM reduci da una guerra che hanno condotto (e purtroppo perso) tanto contro i fascisti quanto contro gli stalinisti. Nel 1997 si trasferisce a Madrid e lì milita nel gruppo di appoggio alle madri di piazza di maggio ed è attiva anche nella Escalera Karacola, la casa occupata e gestita da sole donne. Nel 2002 si trasferisce in America Latina e lì insegna italiano non sono negli Istituti di Cultura e nelle Università peruviane, ma anche e soprattutto nelle carceri di massima sicurezza ove incontrerà i guerriglieri dei maggiori gruppi politici del paese, appartenenti a Sendero Luminoso e all’MRTA. Per la sua formazione politico-militante viene anche chiamata a gestire vari casi di violazione di diritti umani nelle carceri di Tumbes e Lima, ove denuncia gruppi paramilitari che operavano, in nome dello stato, contro sindacalisti e guerriglieri durante i vent’anni di guerra civile e sotto la dittatura di Alberto Fujimori Fujimori. Rientrata in Italia descrive le sue esperienze in America latina nel libro Otokongo, che le ricorda un ponte alla periferia di Lima. Poi continua a dedicarsi alla scrittura, e nel 2013 vengono alla luce tre suoi libri: “T1/3. Storia di un femminicidio” che racconta di un caso di femminicidio che Isabella vive sulla sua pelle; “Donne contro”, intervista a donne che hanno vissuto la guerra civile spagnola e fondato gruppi femministi anarchici e marxisti; e “Un dìa sin ti”, una raccolta di testi politici e personali scritti interamente in lingua spagnola, pubblicati in varie riviste in Italia, Spagna e in America Latina. Nel 2013 pubblica il suo quinto libro in italiano: “Senza pelle”, denunciando la lesbo/omofobia che vive nella propria famiglia e continua il suo racconto sulle sue esperienze di vita in America latina.
Nei vari anni partecipa e fonda molti gruppi femministi in varie parti del mondo tra cui Lilith luna piena di Bologna; Lisistrata di Milano; Las rebeldes di Barcellona; GALF (gruppo activistas lesbianas y feministas) di Lima; Manuelita Saenz di Cuzco; Mujeres Libres di Bologna e collabora a una trasmissione radiofonica a Radio Onda Rossa di Milano e Brescia chiamata “Tutte le donne del mondo”. Attualmente vive e lavora a Lecce dove si occupa di counseling (psicologia), dell’insegnamento della lingua italiana e spagnola ed è in procinto di scrivere e pubblicare il suo sesto libro in italiano e il suo quarto in lingua spagnola.

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Il csa Brigata 36 è spazio sociale autogestito e antifascista
FB: Brigata 36 – info@brigata36.it

Imola è antifascista!

Dalla pagina di Imola Antifascista

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IMOLA È ANTIFASCISTA

Sabato 10 dicembre Forza Nuova sarà presente in piazza Matteotti ad imola. Questo partito neofascista si è sempre contraddistinto per la propaganda razzista e sessista. La guerra tra poveri fomentata da Forza Nuova distoglie l’attenzione dal reale problema che è rappresentato invece dalla precarietà del mondo del lavoro, della sanità, della casa, dell’istruzione. Forza Nuova è infatti in linea con le politiche di austerità che quotidianamente minacciano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Riteniamo che nessun partito che si richiami all’ideologia fascista debba avere agibilità politica. Troviamo assolutamente vergognoso che venga concessa la piazza principale della città ad un movimento che si dichiara neofascista.

Per questo chiamiamo tutte e tutti coloro che si riconoscono negli ideali dell’antifascismo a scendere in piazza e ribadire che a Imola, città medaglia d’oro della Resistenza, i fascisti non sono i benvenuti. Perché l’antifascismo non è solo commemorazione ma soprattutto azione.

Appuntamento ore 15.00 in via Emilia nella piazzetta dopo la Biblioteca Comunale (civico 80)!
Il fascismo non è un’opinione, è un crimine!

ImolAntifascista

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Abortiamo il Fertility Day! (giovedì 22/9/2016)

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ABORTIAMO IL FERTILITY DAY !

Giovedì 22/9 – ore 19
IMOLA, sotto l’orologio
Piazza Caduti per la Libertà

Dopo la vergognosa propaganda del Ministero della Salute per un “Fertility Day” a sostegno dell’indecente “Piano Nazionale della Fertilità”, abbiamo deciso di essere in piazza lo stesso giorno per dire alla ministra Lorenzin e al Governo cosa ne pensiamo delle loro campagne pubblicitarie al limite del ridicolo e cosa invece rivendichiamo a gran voce:
– PER LA LIBERTÀ DI SCELTA
– PER UN WELFARE MIGLIORE
– CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE

Invitiamo tutti/e a passare e a partecipare dalle 19 in poi!

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FERTILITY DAY? NO GRAZIE!
Il Fertility Day (campagna pubblicitaria per lanciare il Piano Nazionale della Fertilità promosso dalla ministra Lorenzin) è in totale sintonia con il clima di omofobia, razzismo e sessismo che caratterizza oggi l’Italia e non solo.
Basta pensare alle Sentinelle in piedi che credono di poter giudicare l’orientamento sessuale e le identità di genere delle persone, alle associazioni antiabortiste o al DDL Cirinnà che ancora non riconosce il diritto alla genitorialità per le coppie omosessuali. Ce ne sarebbero tante di cose da dire ma il punto è sempre lo stesso, ed è molto semplice: “sul mio corpo, decido io”.
“Riproducetevi, donne bianche eterosessuali e monogame! La Patria ha bisogno di voi perchè non sappiamo più come pagare le pensioni!” Questo è il messaggio della campagna della Lorenzin.
Secondo quest’ultima il welfare non dipende da scelte politiche intelligenti e volte a garantire equità e giustizia sociale, ma dagli uteri delle donne (rigorosamente italiane) che devono tenersi fertili e pronti a riprodurre!
Insomma una vera schifezza!
Forse sarebbe meglio parlare di una politica di accoglienza degna per i rifugiati e le rifugiate e per i migranti e le migranti con il riconoscimento della cittadinanza italiana per i figli nati in Italia (sembra quasi stupido dirlo!). Uno Stato che distrugge il welfare a partire dalla scuola pubblica si erge a paladino di ovociti e spermatozoi, investendo denaro in campagne rieducative su come utilizzare il corpo al servizio della società.
La scuola avrebbe invece bisogno di soldi, chi insegna e/o si prende cura dei/delle minori avrebbe bisogno di contratti stabili e stipendi dignitosi.
Riteniamo necessaria piuttosto un’educazione sessuale che porti a una maggiore consapevolezza di sè, dei propri desideri e del proprio corpo, che parli di affettività e piacere, non di corpi-macchine da riproduzione.

La genitorialità è una libera scelta!
Fuori lo Stato dai nostri corpi!
Meno orologi biologici e più vibratori!

csa Brigata 36