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IMOLA ZONA ROSSA

zona rossapiscia sul daspo

Non contenti di aver reso ormai tutto il territorio un’immensa zona rossa per migliaia di persone provenienti dai paesi che tengono in piedi il fabbisogno energetico dei cittadini europei, anche piccoli comuni come quello imolese non vogliono essere da meno nel cercare di salire sul podio dei securitari. In nome del desiderio di sicurezza dell’imoloide medio, spaventato ormai dalla sua stessa ombra grazie a decenni di propaganda xenofoba, il consiglio comunale imolese ha modificato il regolamento di polizia locale per poter inserire le cosiddette “zone rosse” in cui poter applicare il daspo urbano.

Ulteriore strumento di propaganda giallo-verde, questa misura viene in realtà introdotta con il decreto legge 14/2017 dal governo PD con l’allora ministro Minniti. La suddetta conferisce maggiori poteri alla polizia locale e ai Comuni e colpisce tutti coloro che vengono visti come pericolosi o disturbanti per il decoro e la quiete pubblica, allontanandoli per un tempo che può arrivare a 6 mesi da specifiche zone della città.

In altre parole, il daspo interessa una ben precisa tipologia di persone (categorizzare per poi gestire è da sempre uno strumento del potere): poveri definiti come accattoni, parcheggiatori, ambulanti o individui semplicemente liberi di volersi divertire, socializzare e bivaccare vivacemente e senza spendere per forza soldi nei fashion-baretti. Il daspo, lo si vede dalle altre città in cui è già ampiamente utilizzato, andrà a colpire principalmente chi non è residente a Imola, ovvero individui senza fissa dimora o di passaggio, coloro che non possono ottenere un permesso di soggiorno perché privi della residenza, coloro che non possono affittare una casa perché privi di un contratto di lavoro perché privi di un permesso di soggiorno perché privi….ecc… il cane che si morde la coda delle leggi di controllo dell’immigrazione.

All’occhio di chi reclama un centro storico come una vetrina (pur passando più tempo su “sei di imola se” che realmente per le strade), questi indesiderabili sono di troppo e vanno puniti e allontanati; che schifo. Ad essere salvaguardati insomma, devono essere soltanto immagine, ordine e profitto; che schifo.

Le finte polemiche innescate da rappresentanti locali del PD sono il solito teatrino della democrazia, ma sappiamo benissimo che le richieste di attivare, in aggiunta al daspo, strumenti sociali adeguati e supporto all’organico di polizia locale, sono in realtà un applauso all’attuale maggioranza. Provano ad addolcire la questione pur spalleggiando una disposizione fascistoide, arbitraria e discriminatoria; che schifo.

Le diatribe politiche tra partiti col comune interesse al potere, allo sfruttamento, alla devastazione, al controllo delle persone, alle gabbie e alla repressione non ci interessano molto. Ciò che ci interessa è non restare passiv* di fronte all’avanzare di telecamere ad ogni angolo di strada e nemmeno restare a contare i “caduti” quando le zone rosse inizieranno a funzionare.

La città deve poter essere vissuta da tutt* liberamente e infatti si continuerà a farlo! Se il bravo cittadino, lo sbirro o il sindaco di turno intervengono allontanando chi nella loro ottica bigotta costituisce un disagio che si rinchiudano nelle chiese.

Venerdì 2 agosto 2019 dalle ore 18,30 abusivismo felicemente arrabbiato nella Piazzetta del tempo libero (galleria risorgimento)

[venerdì 2 agosto – 18,30] IMOLA ZONA ROSSA

zona rossapiscia sul daspo

Non contenti di aver reso ormai tutto il territorio un’immensa zona rossa per migliaia di persone provenienti dai paesi che tengono in piedi il fabbisogno energetico dei cittadini europei, anche piccoli comuni come quello imolese non vogliono essere da meno nel cercare di salire sul podio dei securitari. In nome del desiderio di sicurezza dell’imoloide medio, spaventato ormai dalla sua stessa ombra grazie a decenni di propaganda xenofoba, il consiglio comunale imolese ha modificato il regolamento di polizia locale per poter inserire le cosiddette “zone rosse” in cui poter applicare il daspo urbano.

Ulteriore strumento di propaganda giallo-verde, questa misura viene in realtà introdotta con il decreto legge 14/2017 dal governo PD con l’allora ministro Minniti. La suddetta conferisce maggiori poteri alla polizia locale e ai Comuni e colpisce tutti coloro che vengono visti come pericolosi o disturbanti per il decoro e la quiete pubblica, allontanandoli per un tempo che può arrivare a 6 mesi da specifiche zone della città.

In altre parole, il daspo interessa una ben precisa tipologia di persone (categorizzare per poi gestire è da sempre uno strumento del potere): poveri definiti come accattoni, parcheggiatori, ambulanti o individui semplicemente liberi di volersi divertire, socializzare e bivaccare vivacemente e senza spendere per forza soldi nei fashion-baretti. Il daspo, lo si vede dalle altre città in cui è già ampiamente utilizzato, andrà a colpire principalmente chi non è residente a Imola, ovvero individui senza fissa dimora o di passaggio, coloro che non possono ottenere un permesso di soggiorno perché privi della residenza, coloro che non possono affittare una casa perché privi di un contratto di lavoro perché privi di un permesso di soggiorno perché privi….ecc… il cane che si morde la coda delle leggi di controllo dell’immigrazione.

All’occhio di chi reclama un centro storico come una vetrina (pur passando più tempo su “sei di imola se” che realmente per le strade), questi indesiderabili sono di troppo e vanno puniti e allontanati; che schifo. Ad essere salvaguardati insomma, devono essere soltanto immagine, ordine e profitto; che schifo.

Le finte polemiche innescate da rappresentanti locali del PD sono il solito teatrino della democrazia, ma sappiamo benissimo che le richieste di attivare, in aggiunta al daspo, strumenti sociali adeguati e supporto all’organico di polizia locale, sono in realtà un applauso all’attuale maggioranza. Provano ad addolcire la questione pur spalleggiando una disposizione fascistoide, arbitraria e discriminatoria; che schifo.

Le diatribe politiche tra partiti col comune interesse al potere, allo sfruttamento, alla devastazione, al controllo delle persone, alle gabbie e alla repressione non ci interessano molto. Ciò che ci interessa è non restare passiv* di fronte all’avanzare di telecamere ad ogni angolo di strada e nemmeno restare a contare i “caduti” quando le zone rosse inizieranno a funzionare.

La città deve poter essere vissuta da tutt* liberamente e infatti si continuerà a farlo! Se il bravo cittadino, lo sbirro o il sindaco di turno intervengono allontanando chi nella loro ottica bigotta costituisce un disagio che si rinchiudano nelle chiese.

Venerdì 2 agosto 2019 dalle ore 18,30 abusivismo felicemente arrabbiato nella Piazzetta del tempo libero (galleria risorgimento)

Contestata la Lega Nord: “Non creare degrado, il razzismo buttalo negli appositi contenitori!”

Dalla pagina FB di Imola Antifascista:

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Oggi in via Aspromonte le strumentalizzazioni della Lega Nord sono state nuovamente contestate!

NON CREARE DEGRADO: IL RAZZISMO BUTTALO NEGLI APPOSITI CONTENITORI, NON LASCIARLO PER LE STRADE!

Alcune riflessioni sul concetto di “sicurezza” e sull’uso politico della parola “degrado”

Maggiori “controlli e decoro” a favore di tutti; la sicurezza come un “nuovo bene pubblico” , così viene descritto nelle proposte del pacchetto targato ministro Minniti (PD).
Tutti chi, ci chiediamo?
La sempre più evidenti strette repressive e securitarie targate PD e caldeggiate dall’altra sponda (Lega Nord) non fanno che riportarci alla solita riflessione: ordinanze locali e decreti nazionali non fanno che reprimere e tentare di nascondere condizioni di povertà o marginalità causate dalle politiche di precarizzazione dell’esistente (lavoro, casa, sanità e welfare).
Per risolvere i problemi delle aree metropolitane che si fa? Politiche sociali più incisive volte all’inclusione e al benessere comune ? No certo, avanti con sanzioni, telecamere e allontanamenti per l’accattonaggio invasivo e per chi si prostituisce, daspo urbano e multe per gli spacciatori e chiunque danneggi il “decoro”.
Il richiamo al decoro urbano è significativo: ciò che conta è che le città diventino pulite e asettiche vetrine di beni di consumo, percepite sicure e tranquille per il cittadino che spende, lavora, tace.
Avete notato come si moltiplicano i centri commerciali ultimamente mentre le città vengono “riqualificate”?
La cementificazione non è mai un problema?
Per chi ha memoria, le attuali derive legislative fascistoidi sono addirittura peggiori di quello emanate a suo tempo dal leghista Maroni. E intanto si scivola verso un sempre più “sottinteso” stato di polizia, per la sicurezza, di tutti.