Archivi tag: imola antifascista

NO BORDER, NO NATION, STOP DEPORTATION !

Lo scorso fine settimana alcune militanti del collettivo Imola Antifascista si sono recate a Ventimiglia per portare generi di prima necessità e solidarietà ai/alle migranti in lotta per il diritto di movimento.
Questo comunicato è un resoconto della loro esperienza.

__________________________________________________________
NO BORDER, NO NATION, STOP DEPORTATION !
L’esperienza di Ventimiglia nasce sugli scogli, dai migranti a cui viene negato il diritto di muoversi liberamente. Si mobilita una rete di solidarietà fortissima e da qui si comincia a costruire un presidio permanente, dove si sviluppa un’esperienza di convivenza, incontro, autogestione e resistenza.
Hanno sgomberato fisicamente il presidio ma non sono sicuramente riusciti a spezzare quel legame e quella determinazione, la voglia ai migranti di passare i confini e agli attivisti e alle attiviste di battersi insieme agli shebab (compagni) perché queste frontiere non esistano più.
Il presidio (permanente o meno) NoBorder ha lasciato il segno, ha creato legami forti, ha lanciato un’idea che non muore con la violenza di Stato rappresentata dalle frontiere mobili (la polizia).
In soli due giorni passati fianco a fianco con loro, nonostante la spossatezza di una settimana difficile e la precarietà della sistemazione nella stazione, si è sentito potente lo spirito di coesione e voglia di lottare.
Un’assemblea orizzontale, un’assemblea con i migranti e non per i migranti, al punto che senza gli shebab, reclusi (di fatto, visto lo schieramento di celere presente dalla mattina di sabato a presidiare l’ingresso della CRI) e spaventati dall’ingente spiegamento di polizia, si è deciso di non fare il corteo lanciato per domenica 4 ottobre. Perché un corteo per i compagni rifugiati non è la stessa cosa che fare un corteo insieme a loro, fianco a fianco come si è sempre fatto nei 4 mesi di presidio permanente a Ponte San Ludovico.
La giornata del 4 ottobre si è comunque svolta nel migliore dei modi. L’assemblea è stata la forma più forte per rispondere alla becera repressione delle forze dell’ordine, che hanno circondato la stazione tutto il tempo e anche il giorno prima, con uno schieramento numericamente imbarazzante di polizia, carabinieri e finanza (meglio non pensare a quanti soldi pubblici sono stati spesi per la loro inutile presenza!).
Ma la volontà di interrompere questa esperienza, in quanto esempio e prova della possibilità di concepire diversamente la migrazione e l’integrazione, non si è fatta attendere. Poco dopo le 20:00, la celere ha caricato i NoBorder, inseguendoli nelle vie della città e creando un clima di terrore. Le solite infami modalità: feriti, denunce e fogli di via.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutto il presidio, a chi partirà nonostante tutto, a chi continuerà questa lotta con modi e mezzi creativi, a chi per colpa di un foglio di via dovrà star lontano/a da Ventimiglia ma lotterà comunque lungo le frontiere che non sono solo tra uno Stato e l’altro, a chi ha resistito sugli scogli, a chi la sera del 4 ottobre si è preso manganellate gratuite e infami.
Ringraziamo tutti/e i/le solidali che hanno contribuito alla raccolta materiali: la solidarietà è stata tale che siamo partiti con una macchina stracarica senza riuscire a portare tutto con noi direttamente a Ventimiglia, consegnando poi il resto ad attivisti/e No Border.

La lotta non si arresta
per chi non ha frontiere in testa!
Police, police, let’s Farro go Paris!

Imola Antifascista

ia

Raccolta materiali e solidali per il presidio permanente NoBorders a Ventimiglia

AGGIORNAMENTO
Imola Antifascista conferma che i/le solidali partiranno per Ventimiglia e che l’appuntamento di stasera al csa Brigata 36 dalle 18 alle 20 è anch’esso confermato!
WE ARE NOT GOING BACK!

http://noborders20miglia.noblogs.org/post/2015/10/02/uniti-abbiamo-resistito-e-uniti-ripartiamo-ita/

VENTIMIGLIA

“A giugno il governo francese decide di chiudere le frontiere con l’Italia. In risposta a questo blocco tra Ventimiglia e Mentone un gruppo di noi ha deciso di resistere sugli scogli, manifestando la volontà di non fermarsi, di rivendicare la libertà di movimento e l’apertura delle frontiere.
Alla protesta si uniscono molte persone provenienti da tutta Europa. Da qui nasce il Presidio NoBorders, spazio di resistenza ed autogestione, in cui migranti e solidali vivono insieme ed insieme lottano contro la violenza del confine.” (http://noborders20miglia.noblogs.org/)

Il collettivo Imola Antifascista, solidale alla lotta e alle rivendicazioni del presidio NoBorders, ha deciso di portare la propria solidarietà attiva. Sabato 3 ottobre partiremo in macchina, chiunque voglia unirsi a noi ci può contattare sulla pagina facebook “Imola Antifascista” oppure alla mail spaziosocialeimola@libero.it . Raccoglieremo durante la settimana materiale necessario al presidio.

Venerdì 2 ottobre dalle 18:00 alle 20:00 saremo in via riccione 4, presso il csa Brigata 36 con banchetto informativo e per la raccolta di materiali.

La lista dei beni necessari, si può consultare online sulla pagina facebook del presidio NoBorders ed è in continuo aggiornamento.

Al momento è necessario:
-Acqua
-Latte
-Pane
-Pasta (grande) e riso
-Caffè
-Salsa di pomodoro
-Olio di oliva
-Frutta e verdura
-Marmellate e varie da colazione
-Cipolle
-Spezie e aromi
-Dado da brodo (Halal o vegetale)
-CELLULARI

Raccolta materiali e solidali per il presidio permanente NoBorders a Ventimiglia

AGGIORNAMENTO
Imola Antifascista conferma che i/le solidali partiranno per Ventimiglia e che l’appuntamento di stasera al csa Brigata 36 dalle 18 alle 20 è anch’esso confermato!
WE ARE NOT GOING BACK!

http://noborders20miglia.noblogs.org/post/2015/10/02/uniti-abbiamo-resistito-e-uniti-ripartiamo-ita/

 

VENTIMIGLIA

 

“A giugno il governo francese decide di chiudere le frontiere con l’Italia. In risposta a questo blocco tra Ventimiglia e Mentone un gruppo di noi ha deciso di resistere sugli scogli, manifestando la volontà di non fermarsi, di rivendicare la libertà di movimento e l’apertura delle frontiere.
Alla protesta si uniscono molte persone provenienti da tutta Europa. Da qui nasce il Presidio NoBorders, spazio di resistenza ed autogestione, in cui migranti e solidali vivono insieme ed insieme lottano contro la violenza del confine.” (http://noborders20miglia.noblogs.org/)

Il collettivo Imola Antifascista, solidale alla lotta e alle rivendicazioni del presidio NoBorders, ha deciso di portare la propria solidarietà attiva. Sabato 3 ottobre partiremo in macchina, chiunque voglia unirsi a noi ci può contattare sulla pagina facebook “Imola Antifascista” oppure alla mail spaziosocialeimola@libero.it . Raccoglieremo durante la settimana materiale necessario al presidio.

Venerdì 2 ottobre dalle 18:00 alle 20:00 saremo in via riccione 4, presso il csa Brigata 36 con banchetto informativo e per la raccolta di materiali.

La lista dei beni necessari, si può consultare online sulla pagina facebook del presidio NoBorders ed è in continuo aggiornamento.

Al momento è necessario:
-Acqua
-Latte
-Pane
-Pasta (grande) e riso
-Caffè
-Salsa di pomodoro
-Olio di oliva
-Frutta e verdura
-Marmellate e varie da colazione
-Cipolle
-Spezie e aromi
-Dado da brodo (Halal o vegetale)
-CELLULARI

 

Approfondimenti sulla serata “Violenze – Torture – Omertà” del 21/7/2015

VIOLENZE – TORTURE – OMERTA’
Per raccontare il comportamento delle forze dell’ordine durante il G8 di Genova 2001 e nei processi che ne sono seguiti

21luglioIncontro con:

LORENZO GUADAGNUCCI (giornalista, autore di “sTortura” e “L’eclisse della democrazia”)
https://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/

ITALO DI SABATO (Osservatorio sulla Repressione)
http://www.osservatoriorepressione.info/

Proponiamo due articoli di approfondimento sui temi e gli ospiti della serata

“Tortura: dal Senato la legge del partito della polizia” di Lorenzo Guadagnucci
Un chiaro segno di declino della cultura democratica è ben visibile nella diversa reazione suscitata a distanza di poco tempo (11 anni) da una proposta più che indecente, ossia la definizione normativa della tortura come esito di “violenze o minacce reiterate”. Nel 2004 la locuzione – proposta dalla Lega Nord come emendamento – suscitò tanto scandalo da affossare l’approvazione della legge: i leghisti non solo rompevano l’asse bipartisan che aveva condotto alla stesura di un testo comune, ma in pratica proponevano di legittimare la tortura, purché compiuta con azione unica, non ripetuta.
Stavolta sono stati i senatori di maggioranza Buemi e D’Ascola a proporre un emendamento per stabilire che il crimine di tortura si configura solo in caso di “reiterate violenze o minacce gravi” e la commissione Giustizia del Senato ha incredibilmente detto sì.
Se nel 2004 il caso arrivò sulle prime pagine dei quotidiani e suscitò lo sdegno di professori, associazioni, giornalisti e commentatori, stavolta la norma pro tortura è stata a mala pena notata dai cronisti parlamentari degli altri quotidiani. Assuefazione? Rassegnazione? Il testo uscito dal Senato può essere definito certamente una legge sulla tortura, ma non una legge contro la tortura, e ha l’unica funzione di inviare un messaggio di vicinanza e complicità al “partito della polizia”, che si è battuto contro la legge e per il suo svuotamento dall’interno, con argomenti pretestuosi e in qualche caso anche pericolosi (come l’assurda tesi che il divieto di tortura “legherebbe le mani” agli agenti).
Il testo approvato il 9 aprile alla Camera era già pessimo e andava rifiutato; è stato invece considerato una base di discussione per ulteriori correzioni, inevitabilmente al ribasso, visto lo strapotere del “partito della polizia”, temuto dalla politica e vezzeggiato dai maggiori media.
Si conferma anche stavolta il disagio delle nostre forze dell’ordine rispetto agli standard normativi internazionali, ma il parlamento, assecondando posizioni così arretrate, tradisce il suo compito di indirizzo e controllo e acuisce il discredito che grava sulle nostre istituzioni, colpite appena tre mesi fa dal durissimo giudizio della Corte europea per i diritti umani sul caso Diaz.
Questo testo di legge dev’essere rifiutato con forza, perché è un’offesa ai cittadini che hanno subito gli abusi e vorrebbero sentirsi tutelati invece d’essere prima ignorati e poi sbeffeggiati; perché è una norma paradossale e antidemocratica, che finisce per legittimare certe forme di tortura; perché allontana le forze dell’ordine dalla cultura democratica; perché comporta – di fatto – una secessione dell’Italia dalla Convenzione europea sui diritti fondamentali e dalla Corte di Strasburgo, che ne tutela l’applicazione.
Meglio nessuna legge che una legge così: il parlamento si assuma la responsabilità di riconoscere di non essere in grado di approvare una seria normativa sulla tortura. I singoli parlamentari coscienti di questa situazione – e non sono pochi – escano dal silenzio e rompano questo scellerato patto con “il partito della polizia”; un patto che nuoce alle stesse forze dell’ordine, alla loro credibilità agli occhi dei cittadini e delle istituzioni internazionali. Ci sarà da lottare, da ricostruire una cultura dei diritti, ma non esistono scorciatoie, a meno di rassegnarsi all’idea che l’Italia dev’essere un Paese a statuto speciale, sottomesso a un’imponderabile e poco democratica “ragion di Stato”.
Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova), da Il Manifesto del 10/7/2015

https://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/2015/07/11/una-legge-sulla-tortura-ma-non-contro-la-tortura/

Intervista rilasciata da Italo Di Sabato, responsabile nazionale dell’ Osservatorio sulla Repressione, al sito you-ng
Prima di tutto presentaci l’Osservatorio sulla Repressione e quali sono i campi in cui opera.
L’Osservatorio sulla Repressione nasce  nel 2007 per espressa volontà di un gruppo di attivisti sociali,  tra cui Haidi Giuliani,  con l’idea di mettere su un sito/blog che seguisse tutti i casi di repressione, a partire da quelli contro le lotte sociali. In questi anni abbiamo partecipato e promosso iniziative, dibattiti, seminari sui temi della repressione (in modo particolare si fatti accaduti al G8 di Genova nel luglio 2001) e della legislazione speciale d’emergenza, sulla situazione carceraria e dei migranti, sulla tortura, abbiamo denunciando e seguito casi di mala polizia (dal caso di Federico Aldrovandi, a quelli di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Marcello Lonzi, Riccardo Rasman; Stefano Frapporti, Paolo Scaroni per citarne alcuni). Da oltre due anni abbiamo istituito due sportelli carcere a Roma, in grado di fornire assistenza agli ex detenuti e i familiari dei reclusi. Oggi grazie anche alla collaborazione attiva con il legal team Italia che ha aderito aIl’osservatorio forniamo anche assistenza legale alle tante vittime di repressione e mala polizia. Dal 7 gennaio è online il nuovo sito www.osservatoriorepressione.info
La trasmissione Presa Diretta, con lo speciale “Morti di Stato”, ha fatto molto discutere, riuscendo a raccontare senza censure ciò che da tempo denunciate, cioè storie di uomini e donne vittime innocenti di abusi di potere da parte di uomini in divisa. Che lettura dai di ciò che è andato in onda su Rai 3 il 6 gennaio? Si è finalmente riusciti a rompere quel muro di silenzio che non permetteva di raccontare serenamente la verità su quelle morti?
Indubbiamente la trasmissione “Presa Diretta” è stata importante al fine di far conoscere ad un pubblico largo i tanti casi di mala polizia avvenuti nel nostro paese.  Dal nostro “osservatorio” in questi anni abbiamo dovuto constatare che dobbiamo fare i conto anche e soprattutto su codici ed articoli non scritti, tipo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul mistero”,  cioè il che fare con un concerto di forze occulte dotate di leggi speciali, che in questi anni hanno tramato sia contro le voci impegnate a chiedere dal basso il riconoscimento di diritti fondamentali, sia nei confronti di semplici cittadini. Il risultato è stato una micidiale licenza di uccidere che, ha spezzato le vite di donne e uomini, spesso giovanissimi. Una licenza di uccidere frutto anche delle tante “emergenze”, di una continua “ri-difinizione” di “nemico pubblico”. La trasmissione di Iacona ha avuto il merito di rompere questi misteri e dare la giusta rilevanza ai tanti casi di “violenza di Stato” che normali cittadini di questa Repubblica hanno subito sulla propria pelle,
In una recente intervista, rilasciata al sito controlacrisi.org, hai sostanzialmente dichiarato che i casi di abuso di potere da parte degli uomini in divisa non possono essere racchiusi all’interno di una banale classificazione delle “mele marce”, ma che in realtà in Italia esiste un “laboratorio di Stato sulla repressione sociale”. Spiegaci il senso di questa osservazione.
E’ legato a quello che dicevo nella precedente domanda. In Italia, la legislazione d’emergenza è stata l’apripista di un processo di involuzione autoritaria, che, interdendo definitivamente la società reale dal luogo delle decisioni, ha finito per esternalizzare il ruolo dei poteri forti fissandolo nel tecnicismo della governabilità. Dall’approvazione della legge reale (1975) è stato un continuo varo di provvedimenti che ledono i diritti e di fatto danno immunità alle forze dell’ordine che compiono violenze, soprusi e molte volte omicidi. Ogni conflitto viene interpretato come emergenza; estendendo e perfezionando (grazie alle nuove tecnologie) il controllo sociale, con una  repressione sempre maggiore dando sempre più potere alle forze dell’ordine. Basti pensare all’approvazione dei pacchetti sicurezza: un mix micidiale di norme razziste e xenofobe con all’interno provvedimenti intesi a colpire le lotte e il conflitto sociale. La risposta  che i governi danno alla crisi economica e sociale è la dichiarazione di guerra al più povero. Se aiuti un migrante clandestino, ad esempio, rischi di finire in galera, a differenza di chi istiga all’odio razziale e diventa Ministro della Repubblica. Se ti opponi per reclamare diritti, reddito, casa c’è il rischio di essere brutalmente picchiato, torturato e arrestato. Chi invece ha prodotto la violenza, ha calpestato i più elementari diritti (come è accaduto a Genova durante il G8 nel luglio 2001) viene assolto, promosso e premiato come un “eroe” dello Stato. Non è un caso che la strategia di emergenza sulla sicurezza si concentra sugli aspetti più  mediatizzati del malessere sociale. In questo contesto avvengono anche le tante violenze da parte delle forze di polizia contro i migranti, giovani con look alternativi, ultras e tossicodipendenti. Quante volte abbiamo sentito dire ad esempio che Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi in fondo erano due drogati? Oppure che Giuseppe Uva era un ubriacone o Carlo Giuliani un punkbestia noglobal?
Il 17 gennaio, a Bergamo, verrà presentato ufficialmente il numero verde nazionale anti-abuso, un’iniziativa promossa dalle tante realtà che formano  l’Associazione ACAD (Associazione contro gli abusi in divisa). In che modo sarà sviluppato il progetto e quali risultati si spera di ottenere?
ACAD nasce dall’intenso lavoro di un gruppo di attivisti che da diversi anni si occupano di abusi commessi dalle forze dell’ordine. Il progetto vuole essere un piccolo ma concreto impegno di lotta al fianco di chi ha subito abusi da parte delle forze dell’ordine: dal supporto legale, al divulgare e portare a conoscenza dell’accaduto, ad un numero verde di pronto intervento, perché non si ripeta ciò che è successo già troppe volte. Un numero verde attivo 24 ore su 24 da chiamare per denunciare l’accaduto e chiedere un supporto immediato.
Siete promotori del “Manifesto per l’amnistia sociale”, iniziativa che ha trovato tante adesioni di singoli e gruppi di movimento, dimostrazione di come sia necessaria una revisione di alcune norme giuridiche italiane che troppo spesso limitano le libertà fondamentali dell’uomo. Qual è l’obiettivo del manifesto e quali sono i punti basilari su cui avete costruito il percorso di lotta sull’amnistia sociale?
Siamo partiti da un dato, frutto di un lavoro di ricerca e censimento fatto dall’Osservatorio in questi anni. Abbiamo constatato, con dati alla mano, che dal G8 di Genova del luglio 2001 a oggi sono numerosi i casi in cui la magistratura ha cercato di trasformare le lotte sociali in azioni puramente delinquenziali. Parliamo  di circa 17.000 persone sotto processo, attivisti che si sono contrapposti alle politiche liberiste e hanno promosso lotte sociali riguardanti il tema della precarietà (e con esso il diritto alla casa, ai servizi, al reddito), le lotte dei migranti, le tante vertenze territoriali a partire da quella degli abitanti della Val Susa che si oppongono alla costruzione della Tav è che oggi rappresenta il paradigma di sperimentazione di occupazione militare di un territorio e di nuove tecniche repressive. Le mosse delle varie procure, sembrano inserirsi nel solco ideologico delle nuove tecniche repressive: disconoscere il primato politico delle varie forme di opposizione, per sancirne la resa giudiziaria delinquenziale e tramutare ogni lotta politica in ordine pubblico. La dimensione del fenomeno e la qualità delle imputazioni mosse indica la volontà di taluni apparati dello Stato e della stessa Magistratura di procedere ad una vera e propria criminalizzazione di istanze che dovrebbero trovare ben altre sedi e modalità di risposta. Per tutto questo è necessario l’amnistia politica e sociale e la depenalizzazione di una serie di reati, spesso ereditati dal vecchio Codice Rocco (varato durante il fascismo e mai abrogato), come il reato di devastazione e saccheggio, ma anche il reato di resistenza che sanzionano stili di vita, comportamenti sociali diffusi o persino le libere opinioni. Una campagna per il riconoscimento della legittimità di alcune forme di lotta, entrati nella prassi dei movimenti e dei comitati territoriali.
“Sono contrarissimo al numero identificativo per gli agenti in ordine pubblico, ciò contraddice tutte le regole di sicurezza. Le forze dell’ordine rischiano la vita e noi li vogliamo proteggere”. Queste sono le parole del Ministro degli Interni Angelino Alfano pronunciate lo scorso 20 dicembre 2013. Tale posizione è stata ripresa anche dal Vice Capo della Polizia Dott. Marangoni durante la trasmissione Presa Diretta. Stessa volontà espressa anche da alcuni sindacati di polizia come Sal e Siulp. Governo, sindacati ed alti funzionari della Polizia di Stato tutti unitamente contrari all’ipotesi di introdurre un numero identificativo per tutte le forze dell’ordine in servizio. Di fronte a questo muro quali passi si devono compiere per introdurre ciò che è già presente in gran parte dell’Europa?
L’Osservatorio sulla Repressione ha aderito all’appello fatto dagli Avvocati Europei Democratici affinché il Consiglio dei Ministri della Giustizia dell’Unione Europea metta in atto i passi necessari perché sia adottata una direttiva o una decisione quadro in questa materia, al fine di dare una risposta al problema  dell’identificazione visibile degli agenti di polizia, con lo scopo di evitare le minacce ai diritti fondamentali, di salvaguardare i diritti della difesa, l’indipendenza del potere giudiziario e il suo ruolo di controllo e al fine di bandire dal quotidiano l’impunità delle azioni delittuose di dette forze di polizia e dei loro responsabili amministrativi e politici secondo i seguenti criteri.

http://www.osservatoriorepressione.info/17-000-persone-a-processo-in-italia-per-reati-legati-alle-lotte-sociali-urge-un-amnistia-sociale/

Il comunicato di Imola Antifascista sui recenti fatti di malapolizia

sappiamo chi è stato

NON DIAMO SPAZIO A CHI RITIENE I DIRITTI “PERVERSIONI DA CURARE” !

Pubblichiamo il comunicato di Imola Antifascista

NON DIAMO SPAZIO A CHI RITIENE I DIRITTI “PERVERSIONI DA CURARE” !

Ancora una volta il partito neofascista Forza Nuova si è presentato a Imola con un banchetto; nel giorno del Pride dell’orgoglio mondiale LGBTQ esprimiamo disgusto per chi ancora predica slogan come “le perversioni vanno curate” verso chiunque viva liberamente la propria sessualità.

Sappiamo bene che non possiamo aspettarci nulla dall’amministrazione guidata dal PD, che nel silenzio concede l’autorizzazione per l’ennesimo banchetto a FN e a cui evidentemente non interessano le conseguenze che l’attività dei movimenti di estrema destra ha sulla società.

Noi non ignoriamo i pestaggi, gli accoltellamenti e gli omicidi che avvengono con frequenza da parte di militanti e simpatizzanti di estrema destra nelle città in cui questi movimenti hanno attecchito; Firenze, Cremona, Napoli, Torino, Rimini per citare alcune delle città colpite di recente.

Domani non accetteremo la retorica di chi oggi si rende silenziosamente complice del loro sdoganamento.

Imola Antifascista

n

Nasce la pagina “Imola Antifascista”

imola antifascista nero-rosso

Segnaliamo la nascista della pagina facebook “Imola Antifascista“:

https://www.facebook.com/pages/Imola-Antifascista/1046955971997060?ref=hl

Imola Antifascista vuole essere un punto di coordinamento e di aggregazione, una rete antifascista che riunisca le varie realtà e identità del territorio imolese che ritengono importante praticare l’antifascismo sempre e non soltanto in occasione delle ricorrenze storiche. Il riaffacciarsi nella nostra città di movimenti politici dichiaratamente neofascisti come Forza Nuova e la sempre maggiore spinta verso pulsioni razziste e fasciste di partiti come la Lega Nord, di recente alleatasi politicamente con i cosiddetti “fascisti del terzo millennio” di Casapound, non solo ci preoccupa, ma ci impegna a promuovere attivamente i valori dell’antifascismo.

Il fascismo, a discapito di chi ne parla come di un fenomeno storico ormai passato, esiste ancora, in forme più o meno subdole e porta in piazza anche a Imola (dis)valori che riteniamo giusto contrastare: autoritarismo, discriminazione, razzismo, omofobia, violenza.

Gli antifascisti e le antifasciste non hanno bisogno di dichiarazioni di incostituzionalità per trovare inaccettabile della volgare propaganda intrisa di odio razziale e messaggi discriminatori, né per contrastare il neofascismo in tutte le sue forme.

Nessun movimento o partito che si richiama all’ideologia fascista deve avere agibilità politica!

Vogliamo portare avanti una cultura basata non solo sulla memoria passata, ma anche sull’idea futura che abbiamo di società, più equa e solidale, attraverso la solidarietà attiva alle fasce sociali più ricattate e discriminate (precari/e, disoccupati/e, senzacasa, migranti, …), la presenza nelle strade e tra la gente, l’organizzazione di eventi culturali e sociali.

Il vero degrado è abituarsi al fascismo!

Riceviamo e inoltriamo il comunicato di Imola Antifascista a seguito della rinnovata presenza di Forza Nuova a Imola.

IL VERO DEGRADO È ABITUARSI AL FASCISMO
Sabato 14 marzo il partito neofascista forza nuova si è nuovamente presentato a Imola propagandando le sue idee omofobe e sessiste.
Ricordandosi ancora dell’accoglienza poco calorosa avuta in precedenza, questa volta non hanno pomposamente annunciato la loro presenza per evitare contestazioni, che hanno comunque ricevuto da alcuni clienti di un bar vicino.
Gli antifascisti e le antifasciste non hanno bisogno di dichiarazioni di incostituzionalità per trovare inaccettabile la propaganda intrisa di odio razziale e messaggi discriminatori né per contrastare il neofascismo in tutte le sue forme.
Forza nuova, come tutti i movimenti che si richiamano all’ideologia fascista, non deve avere agibilità politica!
Crediamo che la militanza antifascista si agisca quotidianamente nelle strade e tra la gente con iniziative socio-culturali antiautoritarie e creando reti di solidarietà attiva tra le persone.
È per questo che sabato 14 pomeriggio a Imola tanti compagni e compagne hanno voluto ricordare Dax, ucciso a Milano nel marzo 2003 (e non nel 1945) perché militante antifascista.
Vorremmo che l’Amministrazione Comunale prendesse una posizione decisa contro la presenza di forza nuova in piazza.
Ci chiediamo, infatti, se le istituzioni imolesi pensino che per dimostrare di essere antifasciste siano sufficienti due parole al microfono durante le ricorrenze, come avverrà in occasione del 70° anniversario della liberazione dalla criminalità nazi-fascista.
Invitiamo tutte le associazioni e chi si ritiene antifascista a non limitarsi al ricordo o alla ricorrenza, ma a sviluppare un percorso condiviso e partecipativo per impedire che movimenti neofascisti attecchiscano a Imola, a partire già dalle prossime presenze in piazza annunciate da Forza Nuova.

Imola Antifascista

Comunicato dell’Imola antifascista e antirazzista

Rilanciamo il comunicato scritto da antirazziste/i e antifasciste/i di Imola dopo i fatti di oggi in via Bergullo e la contestazione alle squallide provocazioni di Salvini e della Lega Nord
________________________________________________________________

Questa mattina in via Bergullo un gruppo di antifasciste/i ed antirazziste/i imolesi voleva protestare contro le provocazioni del segretario della Lega Nord, venuto in città a raccogliere voti sulla pelle dei richiedenti asilo ospitati nella ex scuola Pascola.
Un dispiegamento inaudito di forze dell’ordine ha bloccato la mobilità dei residenti della zona nel tentativo di impedire la nostra contestazione pacifica e contemporaneamente di tutelare Matteo Salvini e i militanti della Lega Nord.
Nonostante ciò siamo riusciti a garantire la nostra presenza in tutte le vie d’accesso e di fronte al Centro di Accoglienza, riuscendo comunque a far sentire la nostra voce sebbene una parte del gruppo sia stata respinta con forza.
Chiediamo ora di conoscere quanto è costata alla collettività quest’operazione di polizia, funzionale esclusivamente alla campagna elettorale populista di Matteo Salvini.
Chiediamo all’ANPI, alla CGIL e a tutte le forze che si ritengono antifasciste ed antirazziste il motivo della loro assenza e chiediamo quindi di prendere perlomeno una pubblica posizione in quanto è intollerabile che in una città come Imola, medaglia d’oro della Resistenza, ci sia un blocco di democrazia a favore degli interessi di un razzista.

Le/i antirazziste/i e antifasciste/i di Imola

10689807_717164521713099_4340431347625639548_n